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Si dimette Andy Rubin, capo del progetto Android

andy rubin

Aria di cambiamento a Google, dopo che nella giornata di ieri Andy Rubin ha deciso di ritirarsi dalla posizione di capo del progetto Android. Decisione a quanto pare maturata autonomamente per motivi personali e per cercare nuove sfide, sempre all'interno dell'azienda di Mountain View ma in un altro dipartimento.

Prima dell'esperienza a Google, Andy Rubin era stato tra i fondatori del progetto Sidekick, il primo proto-smartphone in grado di offrire esperienza diretta di Internet su device mobile. Dopo questa esperienza, Rubin aveva creato Android, e l'azienda era poi stata interamente acquisita da Google nel 2005.

sidekick andy rubin

Il Sidekick, basato sul sistema operativo Danger OS creato da Rubin

Durante la sua esperienza di responsabile del progetto Android, il sistema di Google ha raggiunto i 750 milioni di device attivati attorno al mondo, mentre le app scaricate da Google Play arrivano all'impressionante cifra di 25 miliardi. Nonostante non sia stata fornita alcuna spiegazione ufficiale, è però legittimo pensare che Rubin abbia deciso di fare un passo indietro nel momento di massimo splendore del suo progetto, per dedicarsi allo sviluppo di nuove idee sempre all'interno di Google.

Il Wall Street Journal ha pubblicato in queste ore una email di saluto che Andy Rubin ha fatto pervenire ai suoi ex-collaboratori, in cui ha ricordato la rapidissima crescita del progetto dalla sua fondazione originale nel 2007 ad oggi, confermando nel contempo la fiducia nel team direttivo e la sua volontà di prendere parti a nuovi progetti sotto sempre l'egida di Google.

google now

Schermate di Google Now, una delle novità di Android Jelly Bean

Il suo posto verrà ora preso da Sundar Pichai, attuale responsabile dello sviluppo di Chrome a Google. Per scoprire cosa cambierà concretamente nella direzione del progetto dovremo attendere qualche mese, ma visti i ritmi di sviluppo dettati da Google, siamo pronti a scommettere che l'attesa sarà più breve del previsto.

(Immagini: Google Official Blog, David Müller@Wikimedia Commons)

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