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5 caratteristiche che deve avere la fotocamera di uno smartphone per essere perfetta!

Da quando sono arrivate le fotocamere digitali, disponibili ad un prezzo accessibile, anche i meno esperti possono sentirsi un po' fotografi. Se un tempo occorreva settare ogni parametro in modo corretto e si avevano a disposizione un numero limitato di tentativi (finito il rullino, finite le foto), oggi avviene tutto in modo automatico con la sola pressione di un pulsante.

L’evoluzione (o involuzione, per alcuni) delle fotocamere digitali hanno spostato queste caratteristiche sui telefonini, ma è nell’era degli smartphone e dei social che si è raggiunto l’apice della popolarità. Dopotutto scattare foto con un dispositivo portatile per nulla invasivo ha i suoi vantaggi, senza contare che alcuni smartphone hanno raggiunto la qualità di piccole fotocamere digitali. Oggi scopriremo quali caratteristiche non devono mancare per avere il massimo!

Fotocamera LG G3 HTC One M8
Non bastano i Megapixel: ogni fotocamera ha svariati fattori da analizzare! / © ANDROIDPIT

1. Un obiettivo e un sensore di qualità

I fattori che determinano maggiormente la qualità di una fotocamera sono obiettivo e sensore ottico. Prima ancora del numero di pixel o di qualsiasi altro punto di cui tratteremo nel corso dell’articolo, sono questi due gli elementi imprescindibili per scattare foto di un certo livello.

L’obiettivo è l’occhio elettronico in grado di raccogliere e riprodurre un’immagine, quindi è evidente, sebbene spesso sottovalutata, la sua importanza. Più fedelmente riuscirà a filtrare la luce e in modo più preciso potrà essere percepita dal sensore: qui entrano in gioco gli indici di rifrazione, i trattamenti antiriflesso e la curvatura della lente, fattori che ne determinano la qualità.

Il sensore ottico, invece, è l’equivalente della nostra retina, ovvero un dispositivo in grado di convertire un'immagine in un segnale elettrico. La risoluzione di un sensore viene espressa in Megapixel (sì, quel numerino che tutti guardano) ed oltre alla resa generale della foto questo valore determina quanto grandi possono essere le stampe senza una perdita di qualità. È anche vero che oltre a 10/12 MP circa non vi è più alcun beneficio significativo, se rapportato ad altri parametri.

Oltre alla risoluzione, un fattore ancora più importante è la dimensione di un sensore. Tali sensori sono formati da milioni di pixel (MP) ed ogni singolo pixel converte la luce rilevata. Maggiore è la dimensione di ogni pixel e più alta sarà la sensibilità alla luce, inoltre vi sarà un minore rumore digitale: questo vuol dire scatti migliori in condizioni di scarsa luminosità.

sony xperia telecamera Z5
Sony è il più grande produttore di sensori ottici per gli smartphone. / © ANDROIDPIT

2. Apertura del diaframma maggiore

Per avere il massimo controllo sul risultato di una fotografia, occorre fare riferimento a tre elementi: il tempo di esposizione, la sensibilità alla luce e l’apertura del diaframma, ovvero quel meccanismo con il quale è possibile regolare la quantità di luce che attraversa l’obiettivo, al pari della nostra iride.

Intervenendo su uno di questi elementi si otterrà un’immagine con le caratteristiche che desideriamo in termini di messa a fuoco, di effetto mosso e, soprattutto per l’uso di uno smartphone, di luminosità. Per aumentare la luminosità di una foto basterà aumentare uno dei tre elementi, ma a seconda di dove si interviene vi sarà un effetto diverso.

Aumentare il tempo di esposizione, ovvero per quanto tempo il diaframma deve rimanere aperto a fare entrare luce, necessita l’uso di app particolari (come Camera FV-5) e di un cavalletto per non causare un effetto mosso indesiderato, ma questo influenza pesantemente il vantaggio di portabilità e immediatezza che si ha con uno smartphone.

Aumentare il valore di sensibilità alla luce (indicato come ISO), andrà invece a peggiorare la qualità di un’immagine, aumentandone la granularità per effetto del rumore elettronico del sensore. L’aumento dell’ISO è proprio ciò che avviene automaticamente nei nostri smartphone quando scattiamo foto in scarse condizione di luce. Non ci rimane quindi che optare per uno smartphone con un'apertura maggiore del diaframma, il cui unico difetto di diminuire la profondità di campo è risolvibile tramite software!

cardiofrequenzimetro Samsung Galaxy S6
Il Samsung Galaxy S6 è stato il primo a portare l'apertura del diaframma da f/2.0 a f/1.9, ma poi è arrivato LG G4 con il suo f/1.8 / © ANDROIDPIT

L’apertura del diaframma viene indicata in frazioni della focale di un obiettivo (la distanza tra lente e punto in cui la luce viene messa a fuoco sul sensore), indicata come “f/x”. Ciò significa che minore sarà il numero f e maggiore sarà l’apertura del diaframma, con un conseguente aumento della luminosità delle foto.

La stragrande maggioranza degli smartphone usa aperture f/2.2 e f/2.0, anche se il Samsung Galaxy S6 è stato il primo a distinguersi da questa tendenza utilizzando un’apertura di f/1.9, per non parlare dell'LG G4 con il suo f/1.8 da record. Se non volete ricorrere all’uso di cavalletti o non volete scattare foto di scarsa qualità quando c’è poca luce, optate per smartphone con un apertura di almeno f/2.0.

3. Stabilizzatore ottico

Avete un obiettivo di tutto rispetto, un sensore di qualità e un’elevata apertura del diaframma. Purtroppo vi manca una mano ferma: risultato? Avrete foto di qualità, ma mosse. Per quanto riguarda le foto, il problema può essere evitato diminuendo il tempo di esposizione, ma questo andrà a discapito della luminosità. Nei video, inoltre, si avrà inevitabilmente un continuo “sballottamento” della ripresa.

Grazie allo stabilizzatore ottico (OIS) risolverete ogni vostro problema! Si tratta di un meccanismo che sfrutta il giroscopio ed è in grado di compensare i piccoli movimenti involontari della mano spostando una lente. Questo contro bilanciamento permetterà di scattare foto senza effetto mosso e riprendere video senza alcun tremolio.

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LG ha una lunga tradizione nelle fotocamere degli smartphone, compresi gli OIS. / © ANDROIDPIT

Naturalmente questo sofisticato sistema fa lievitare il prezzo del dispositivo, oltre che la qualità della fotocamera. Per questo motivo molti dispositivi vertono su uno stabilizzatore digitale, che attua le stesse correzioni, ma attraverso un’elaborazione software delle immagini. Tuttavia è per sua natura meno efficace e preciso dello stabilizzatore ottico.

4. Software per la post-elaborazione

Questo aspetto è molto importante in quanto può diventare il nostro più grande alleato, così come il nostro peggior nemico. Dato che abbiamo tra le mani dispositivi con una fotocamera digitale, a cosa serve un hardware eccezionale se il software responsabile all’elaborazione dell’immagine è un disastro?

Ad eccezione del formato RAW, che salva un’immagine così come la legge il sensore, ogni qual volta scatteremo una foto questa verrà elaborata in automatico dal sistema per ottimizzare i colori, la luminosità, l’esposizione e tanti altri fattori che valorizzano l’immagine. Se non abbiamo voglia o le competenze per elaborare manualmente una foto, dovremo fare affidamento al software della fotocamera ed è a quel punto che, alla fine dei conti, si può dare un giudizio sulla qualità.

Sony Xperia z5 modalità fotocamera da 3
Sony non è famosa per i suoi software di post-elaborazione. / © ANDROIDPIT

5. Display del dispositivo e app della fotocamera

Con questi due aspetti usciamo da ciò che determina direttamente la qualità di una fotocamera, ma sono comunque necessari a un giudizio complessivo nel contesto fotografico di uno smartphone. Dato che gli scatti effettuati da uno smartphone raramente vengono stampati o visualizzati su altri supporti, o comunque solo in una piccola percentuale del numero complessivo di foto/video, la qualità del display diventa importante.

Dopotutto non avrebbe senso acquisire immagini di altissima qualità, fedeli nei colori e in alta risoluzione, se il display con cui le visualizziamo normalmente non ne è all’altezza. Pensate ad esempio un dispositivo in grado di registrare video in 4K, ma con un display di risoluzione in FullHD: è un po’ come voler ascoltare musica in alta qualità senza un impianto hi-fi.

Lo stesso discorso vale anche per l’app dedicata alla fotocamera, in cui non possono mancare opzioni avanzate per poter sfruttare tutte le potenzialità hardware e software offerte dallo smartphone, come il settaggio dell’ISO ed esposizione, o funzioni dedicate all’elaborazione dell’immagine, come le modalità di scatto paesaggio, ritratto e via dicendo.

camara lg g4
L'interfaccia stock della fotocamera di LG G4 è il meglio che si possa trovare. / © ANDROIDPIT

Tuttavia, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto è possibile rivolgersi a diverse applicazioni di terze parti, in grado di colmare le eventuali lacune dell’app fotocamera di default. Tra le migliori disponibili sul Play Store, nonché la più famosa, troviamo Camera FV-5, tanto ricca di funzioni quanto difficile da padroneggiare per gli utenti meno esperti.

In definitiva, come deve essere lo smartphone perfetto da usare come fotocamera? Deve avere un sensore e un obiettivo di qualità, permettere un’elevata apertura del diaframma (quindi valori f/2.0 o inferiori), disporre di uno stabilizzatore ottico o almeno digitale, equipaggiato con un software di elaborazione al livello dell’hardware e un display con cui visualizzare fedelmente le nostre foto e i video.

Secondo voi quale smartphone si avvicina di più a queste caratteristiche?

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