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Come saranno gli smartphone nel 2050?

Sono già passati otto anni dall’HTC Dream, punto di inizio della nostra avventura Android. La legge della domanda e dell’offerta ci porta spesso a vedere l’universo smartphone sotto un’unica prospettiva: quella della concorrenza tra case produttrici. Quest’ultima ha infatti assunto proporzioni tali che non è più possibile scinderla dalla legge di mercato, pur essendo la tecnologia in sé il vero motore del settore. Come si evolveranno quindi i dispositivi mobili nei prossimi anni? Come saranno gli smartphone del futuro?

Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Chi avrebbe mai immaginato che il tempo sarebbe potuto volare così in fretta? Facendo un rapido bilancio capiamo che l’industria degli smartphone comincia a ristagnare proprio quando la tecnologia nascosta nell'involucro dei telefoni si fa di anno in anno sempre più interessante. Le case produttrici investono in processori sempre più performanti per poi creare telefoni che fanno più o meno sempre le stesse cose, solo leggermente meglio e un po' più velocemente.

Nel frattempo davanti ai nostri occhi vediamo scorrere tecnologie ancora più promettenti, prima fra tutte quella della realtà virtuale che a mio parare è allo stesso tempo meraviglia tecnologica e aberrazione sociale (ma lo scopriremo solo vivendo, e forse sbaglio io ad essere così pessimista).

Come saranno quindi gli smartphone tra qualche anno, quando tutte quelle tecnologie che al momento sono in fase di sviluppo saranno finalmente mature? Concediamoci di sognare un po’ e cerchiamo di immaginarci i volti dei nuovi smartphone.

Lo smartphone in quanto tale non esisterà più

Ho l’impressione che lo smartphone come lo conosciamo ora stia mostrando i primi segni di cedimento e che necessiti di una tecnologia completamente inedita che lo rivitalizzi. Cosa ha di veramente straordinario ad oggi? Visto da una prospettiva estremamente pragmatica, non è che una scatoletta rettangolare prodotta da vari brand, ognuna delle quali propone più o meno la stessa cosa. In altre parole ci troviamo di fronte ad un'impasse.

Molte case produttrici hanno depositato brevetti per schermi pieghevoli, ma il più interessante, pratico ed adatto al mercato, a mio parere, è quello messo in campo da Lenovo, dispositivo da usare sia come smartphone che, all’occorrenza, da indossare al polso come uno smartwatch. Se sviluppata intelligentemente, a lungo andare questa tecnologia potrebbe portarci ad avere un dispositivo a tutto tondo sottilissimo, facilmente trasportabile e con ogni vantaggio estetico del caso.

L’intelligenza artificiale al centro

Sono piuttosto diffidente verso l’intelligenza artificiale, certamente perché influenzato dal film "2001 Odissea nello spazio" e dal tristemente noto super computer di bordo HAL 9000. Non c’è più dubbio, ad oggi, che nel futuro l’AI giocherà un ruolo molto importante nel nostro vivere quotidiano, dalla gestione della connessione tra device all’organizzazione della nostra agenda.

Con il suo Assistant Google si dirige a passo spedito verso questa prospettiva, unendo le funzioni pratiche a quelle più ludiche per soddisfare curiosità e bisogni, come per esempio ordinare da mangiare o comprare dei biglietti aerei.

I telefoni monteranno probabilmente un’interfaccia differente in funzione della marca, ma penso che si svilupperanno soprattutto diversi tipi di intelligenza artificiale, unico e vero punto focale di cui avremo bisogno per orientarci tra tutti i contenuti che reputeremo interessanti, siano essi informazioni o app. Certo per Google, che ha alle il motore di ricerca più usato al mondo, sarà tutto relativamente semplice. Per la concorrenza, invece, la corsa sarà in salita.

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Google Home funziona con Google  Assistant. © Google

Per sintetizzare, quello che immagino è una specie di intelligenza artificiale che accentri tutte le funzioni di uno smartphone e che sia accessibile con il controllo vocale.

Controllo dello smartphone semplificato

Ammetto che questa prospettiva possa sembrare troppo imbevuta di fantascienza e così futuristica che neppure Jules Vernes stesso oserebbe formulare qualcosa di simile (preciso che al contrario di Vernes non mi considero né uno scrittore né un visionario). Se il concetto di interfaccia cervello-macchina (ICM) non vi è familiare, parliamo semplicemente di una tecnologia in grado di associare i pensieri a delle azioni concrete. Possiamo quindi immaginare che sul lungo (o lunghissimo?) termine sarà possibile controllare il proprio dispositivo con il pensiero, indossando per esempio un piccolo auricolare.

Controllare il proprio smartphone con il pensiero è senza dubbio pratico ma decisamente inquietante. Ma bisogna tenere in considerazione due cose. Da una parte non si conoscono davvero gli effetti delle onde elettromagnetiche sulla salute e benché questa fetta di mercato stia andando via via espandendosi (pensiamo solo agli auricolari wireless), non possiamo stabilire con certezza se sia certa o meno. Dall’altra parte, invece, divenire schiavi di una tecnologia che ci permette di non alzare neppure un dito rischierebbe di trasformarci nell’umanità descritta in Wall-E, scenario catastrofico che nessuno si augura.

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Un effetto prolungato delle onde vicino al cervello potrebbe rivelarsi deleterio. © AndroidPIT

Riassumendo: mi immagino un dispositivo pieghevole e facile da trasportare, dall’utilizzo estremamente facile, con interfaccia tattile o neuronale (perché l'interfaccia tattile è comunque indispensabile). Direttamente dal nostro telefono potremmo quindi accedere a tutte le informazioni che fanno al caso nostro tramite un motore di ricerca (stile partner?). Ma non è tutto: potremmo entrare in svariate applicazioni, e ancora controllare all’istante ogni nostro apparecchio elettronico, i device connessi e molto altro ancora.

Piccola nota

Ci tengo a precisare che ciò che ho scritto non è tanto quello che mi auguro ma ciò che per me sembra una naturale evoluzione del percorso tecnologico intrapreso. I nostri sforzi vertono sempre verso la facilitazione di tutte le nostre azioni e penso che questa sia la vera definizione di tecnologia. Gli smartphone non sono un'eccezione alla regola perché sono apparecchi creati per gestire ogni cosa tramite un unico mezzo (come accendere le luci di casa per esempio). Google procede in questa direzione, forse non la migliore, attraverso Google Assistant e non è da escludere che anche altri, in futuro, non seguano lo stesso esempio.

Stiamo forse andando troppo lontani? Già dai tempi antichi sappiamo che il libero arbitrio e le buone intenzioni non sempre sono buoni consiglieri, come ben ci mostra il mito di Edipo. Anche se pieno di ottime intenzioni, la direzione intrapresa da questo tipo di tecnologia (legata a doppio filo alle leggi dell'economia, è bene ricordarlo) non è detto sfoci in qualcosa di positivo ed è bene andarci cauti.

Come pensate sarà lo smartphone del futuro? Immaginate altri scenari futuristici? Fantasticate e scrivetecelo nei commenti. 

2 Commenti

Commenta la notizia:
  • Silvio G. 2 settimane fa Link al commento

    nn credo molto nei dispositivi pieghevoli sinceramente. Credo che avremo tecnologia in miniatura che proietterà immagini davanti a noi con l'aiuto (purtroppo) dell'intelligenza artificiale. Come si accennava nell'articolo basti vedere i film di fantascienza. Che una cosa ce la insegnano, quello che consideravano fantascienza 40 anni fa pian piano diventa una realtà non in toto ma un buon 70%.

  • Cristian 2 settimane fa Link al commento

    Figo, ma vedrei meglio un orologio che possa proiettare nelľ aria lo schermo è che sia possibile interagire con esso, come nei film di fantascienza😅

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