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Mark Zuckerberg contro tutti: ecco la difesa di Facebook

Mark Zuckerberg ha visto arrivare la tempesta che oramai si è trasformata in uno tsunami difficile da arrestare. Il giovane imprenditore si è spiegato dinanzi al Congresso degli Stati Uniti ma, questa situazione molto pubblicizzata, è piuttosto difficile da comprendere perché ai fatti si aggiungono le opinioni. Facciamo il punto della situazione.

Di cosa viene accusato esattamente?

Cominciamo dall'inizio: cosa c'è di sbagliato in Facebook? Potremmo pensare che questa sia solo la conseguenza logica dopo il caso Cambridge Analytica, ma la realtà è più complessa.

Da un lato, ovviamente, è il furto di dati da parte dell'ormai famosa Cambridge Analytica, azienda che notoriamente ha partecipato a campagne di finanziamento di candidati repubblicani (Ted Cruz per le primarie del 2015, Donald Trump per le presidenziali 2016). Si sospetta che questa società abbia utilizzato le informazioni rubate per assistere i candidati nella loro campagna elettorale. Si noti che i primi rapporti su questo caso risalgono al 2016, e che Facebook sta cercando di scoprire se altre aziende hanno rubato informazioni.

D'altra parte, si tratta delle innumerevoli informazioni che Facebook ha ottenuto sugli utenti. Come sono state ottenute? Come vengono (ri)utilizzate? Molte domande sono poste a Mark Zuckerberg, anche il modello di business della piattaforma è messo in discussione.

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Eliminare Facebook aiuta a evitare il problema, ma non lo risolve. © shutterstock, AndroidPIT

Di conseguenza Zuckerberg deve spiegarsi dinanzi al Congresso degli Stati Uniti. Martedì è intervenuto dinanzi al Senato, ieri dinanzi alla Camera dei rappresentanti.

L'attacco dei Senatori

Ci sono alcuni momenti parecchio imbarazzanti nell'intera questione. Il primo a causa di una domanda ingenua del senatore Hatch che ha chiesto: “Beh, come si sostiene un modello di business in cui gli utenti non pagano per il servizio?” dimostrando la sua scarsa conoscenza dell'argomento. Zuckerberg, palesemente imbarazzato, ha risposto in maniera diretta: "Senatore, vendiamo pubblicità".

Al contrario, il senatore repubblicano John Kennedy conosce molto bene la piattaforma e ha spiazzato il CEO del social network con questa affermazione:

"Lo dico gentilmente: il contratto di licenza con gli utenti fa schifo.

La sua vera finalità è celare cosa Facebook fa dietro le quinte e non di informare gli utenti dei loro diritti."

Infine Dick Rubin, senatore dell'Illinois, ha sorpreso Mark e tutta la platea con delle domande dirette. Durbin ha chiesto a Zuckerberg se si sarebbe sentito a suo agio nel condividere con l'intera platea il nome dell'hotel dove alloggiava e quello delle persone a cui aveva inviato dei messaggi privati nelle ultime 24 ore. La risposta del CEO è arrivata dopo un momento di titubanza: "No, sceglierei di non farlo, non qui in pubblico". La risposta di Dick Rubin ha trovato l'approvazione dell'intera platea:

"Credo che questo sia il punto."

Cosa ricordare dalla difesa del CEO di Facebook?

Se un anno fa alcuni americani pensavano che Mark Zuckerberg volesse candidarsi per la presidenza, questo scenario sembra ora compromesso dal momento che questo stesso uomo deve giustificare alcune pratiche che sembrano disturbare l'intero Paese. 

Mark ha riconosciuto il problema del furto di dati da parte di Cambridge Analytica molto prima di incontrare i senatori, e all'inizio dell'interrogazione ha dimostrato ancora una volta che se ne stava assumendo la responsabilità. I senatori gli hanno posto molte domande, i punti fondamentali delle risposte sono i seguenti:

  • Il modello di business non sta per cambiare. In teoria, Facebook potrebbe smettere di usare dati privati e diventare a pagamento, ma questa idea è tutt'altro che piacevole per il suo creatore. Zuckerberg vuole che la sua rete sia accessibile a tutti, non ai più ricchi
  • Facebook ottiene informazioni sui suoi utenti in molti modi. E' stato confermato che non viene utilizzato il microfono per spiare le conversazioni, ma non c'è stata una risposta specifica alla domanda sul monitoraggio della navigazione dell'utente da parte di Facebook, anche se l'applicazione Facebook non è aperta. Mark vuole verificare con il suo team per assicurarsene
  • Le condizioni d'uso non sono sufficientemente chiare. Non si tratta di una questione nuova, gli utenti si lamentano da tempo della mancanza di trasparenza. Facebook ha preso l'iniziativa la scorsa settimana aggiornando tali condizioni d'utilizzo
  • Mark Zuckerberg ha spiegato che i dati utente ottenuti non sono venduti. Queste informazioni sono utilizzate per raggiungere gli utenti che potrebbero essere interessati ai loro prodotti, ma i dati rimangono in possesso di Facebook
  • Lo smascheramento delle fake news rimane una priorità
  • E' stato inoltre ribadito l'impegno a modificare la piattaforma per rispettare il GDPR, ovvero la nuova regolamentazione per la protezione dei dati in Europa. Non solo, il creatore di Facebook ha ribadito come le stesse regole rigide riguardo alla privacy verranno poi estese a tutti e non utilizzate solo nel vecchio continente.

Vittima della sua stessa creazione

C'è anche un aspetto alquanto dantesco della questione. Sembra infatti che anche i dati presenti nel profilo personale di Mark Zuckerberg siano stati vittime di Cambridge Analytica. Come nella famosa legge del contrappasso utilizzata dallo scrittore Fiorentino nella sua Divina Commedia, il CEO di Facebook è stato vittima dalla stessa piaga che ha colpito gli utenti del suo social network. È troppo ovvio ribadire il detto Chi è causa del suo mal pianga se stesso?

Facebook Zuckerberg
Ormai Mark non è più un ragazzino, deve prendersi le sue responsabilità. / © Facebook

Il castello è pronto a crollare?

Facebook è un simbolo. Nella sua storia troviamo molte delle situazioni che stanno a cuore agli americani: un uomo comune che, grazie alla sua intelligenza, riesce a costruire uno dei più grandi imperi high-tech della storia. Un sogno tecnologico americano. Lo scandalo di Cambridge Analytica non solo ha gravemente sconvolto le azioni di Facebook, ma ne ha anche danneggiato l'immagine, come dimostrano le campagne di cancellazione degli account che sono fiorite sui social network negli ultimi giorni. 

Cosa può dire Mark Zuckerberg? Riconosce la sua responsabilità per il furto di dati, che non cambia la situazione, e difende la posizione di Facebook per quanto riguarda lo sfruttamento dei dati personali. Spiega che i dati personali sono registrati in modo più o meno chiaro e vengono utilizzati a fini pubblicitari, il che non è una novità. Promette di risolvere i problemi del social network, cioè le fake news e gli innumerevoli problemi di razzismo / molestie ecc con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, che solleva molte domande, ma alla fine dei conti rimangono solo promesse che non sono di certo nuove. In ogni caso, quando Mark Zuckerberg dice che non si può avere un profilo falso sul suo social network, perde rapidamente credibilità.

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Volete ancora usare Facebook? © AndroidPIT

Come andrà a finire?

Alcuni siti sottolineano che il problema viene dagli utenti e non dalla piattaforma, dal momento che sono loro che scelgono di abusarne. Questo è vero, in una certa misura, ma non cambia i fatti: la creatura non è più controllata dal creatore. A questo proposito c'è così tanto da dire che sarebbe necessaria una vera e propria tesi sociologica per spiegare come siamo giunti a questa situazione, ma ciò che è certo è che sarà difficile trovare un terreno comune che piaccia a tutti. Altrettanto deplorevole è la decisione tardiva degli Stati Uniti di affrontare la questione quando il problema esiste già da molto tempo, nonostante il campanello d'allarme lanciato dall'Unione europea.

E' interessante vedere la portata di questo caso. Come spesso accade nella tecnologia, non sembra esserci una via di mezzo. Da un lato, troviamo coloro che sostengono Facebook, accettando senza problemi il sistema di dati privato come finanziamento, e sbeffeggiando con veemenza l'età dei senatori associandolo con una scarsa conoscenza della tecnologia. Dall'altro, le persone che sono più conservatrici e meno interessate alla tecnologia. In ogni caso, l'apparizione di Mark Zuckerberg al Congresso degli Stati Uniti ha il merito di aprire il dibattito e di porre domande sul social network.

Che cosa ne pensate delle risposte di Mark Zuckerberg?


Questo articolo è un'adattamento dell'articolo di Benoit Pepicq su Androidpit.fr.

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1 Commento

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  • Non ho capito perché dovrei pagare per avere maggior privacy.
    Ritengo che non c'entri nulla il fatto che Facebook, ma non solo, sia a pagamento o meno.
    La privacy è la privacy e deve essere tale indipendentemente da tutto.
    Meglio comunque, a mio avviso, far sapere il meno possibile di se stessi nelle cose che si pubblicano. Un saluto a tutti.