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Come sparire da Google

Basta scrivere il nostro nome su Google per ritrovare la maggior parte dei contenuti che ci riguardano, indifferentemente dal momento della creazione, dalla loro fonte e, soprattutto, dalla veridicità dell’informazione. Tranquilli, Google ha creato una soluzione a tutto questo! …Ma funzionerà davvero?

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Ci sono cose che non possiamo nascondere, per il resto c'è Google! / © ANDROIDPIT / Nonciclopedia - Big Jack

<< Non ho nulla da nascondere! >>, penserete, ma basta un post scritto in particolari condizioni e che non avreste normalmente detto, una confessione o un parere dovuto ad una “maturità” differente da quella attuale o, nella peggiore delle ipotesi, una violazione della vostra privacy come il recente Fapping Gate dove alcuni hackers hanno pubblicato foto di celebrità nude, per avere un’immagine alterata, che chiunque può vedere e da cui si possono trarre ingiuste conclusioni.

Una visione sconcertante, a cui ha pensato lo scorso 13 maggio la Corte di Giustizia dell’Unione europea, la quale ha condannato Google ritenendolo responsabile del trattamento dei nostri dati personali. A seguito della sentenza, il motore di ricerca più famoso del mondo ha creato uno strumento online con il quale è possibile nascondere i risultati che ci riguardano e riteniamo "inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”.

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Come si presenta il modulo online. / © ANDROIDPIT

Basterà inserire il nome utilizzato per la ricerca, il nostro nome completo, l’email di contatto e gli URL dei risultati che si desidera vengano rimossi. Per ogni URL è necessario specificare il motivo per cui ne vogliamo la rimozione e sarà Google a decidere se effettuarla o meno, a seguito di un “bilanciamento tra il diritto alla privacy della persona e il diritto di rendere accessibili le informazioni e l'interesse pubblico a trovarle”.

Ovviamente Google non ha preso alla leggera questo potente strumento, richiedendo di allegare un documento di identità, per garantire di essere noi stessi (o un nostro rappresentate) a richiedere la rimozione dei risultati. Il tutto si conclude con una firma digitale e la data di compilazione del modulo.

Dov’è la fregatura?

Da nessuna parte, più o meno… Google, come deciso dalla sentenza, ha creato uno strumento per rimuovere le informazioni indesiderate dai suoi risultati di ricerca e funziona davvero. Tuttavia i contenuti rimangono ancora sul web e nulla può vietare che questi vengano presentati usando altri motori di ricerca, come Bing, Yahoo e via dicendo. Possiamo quindi trarre due conclusioni: la prima è che la Corte di Giustizia UE non è servita ad un granché e la seconda è che occorre pensarci non due, ma almeno 10 volte prima di creare un contenuto che potrebbe rivelarsi controproducente in futuro, in quanto stiamo scrivendo con un inchiostro indelebile e, permettetemelo, tutt’altro che simpatico.

Voi che cosa ne pensate?

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