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Facebook paga i giornalisti per ottenere recensioni positive

Facebook paga i giornalisti per ottenere recensioni positive

I problemi di pubbliche relazioni di Facebook sono arrivati ad un punto in cui il social network si è trovato costretto a pagare un giornale per scrivere articoli positivi riguardanti la sua piattaforma, in modo da rassicurare gli utenti sulla sua privacy, sicurezza e utilità.

Il giornale in questione è parecchio importante nel Regno Unito, ovvero The Telegraph. Pare infatti che la testata abbia collaborato con Facebook per pubblicare una serie di storie pro-Facebook. La serie, chiamata "Essere umani nell'era dell'informazione", ha alcune riprese amichevoli su Facebook come Facebook ha la missione di avvicinare il mondo", oppure inclinazioni più politiche come "il cripto-anarchismo ridefinisce la lotta per la libertà nel 21° secolo".

Il succo è, naturalmente, quello di riguadagnare fiducia in Facebook, soprattutto quando si parla dei vostri dati personali.

Alcuni dei contenuti sono anche riferiti ad alcuni recenti avvenimenti. Il Telegraph ha pubblicato un servizio intitolato "Quali azioni sta intraprendendo Facebook per affrontare i contenuti terroristici", lodando l'efficacia con cui Facebook sta lavorando per "garantire che i contenuti terroristici siano identificati e rimossi il più rapidamente possibile", due giorni prima che un uomo armato aprisse il fuoco contro le moschee di Christchurch, uccidendo 50 persone trasmettendo l'intero atto terroristico su Facebook in diretta. Il video dell'omicidio ha poi continuato a diffondersi su Facebook e Instagram anche dopo il livestream.

In tutta onestà, gli articoli di questa serie sono tutti contrassegnati dalla nota "Brought to you by Facebook", ma, se la storia moderna ci ha insegnato qualcosa, è che molte persone non leggono così attentamente, anche se può sembrare particolarmente ovvio agli esperti. Il contenuto sponsorizzato da Facebook è stato poi tatticamente nascosto da un annuncio pubblicitario.

Mentre Facebook continua la sua offensiva per vincere il supporto popolare, vale la pena di tenere a mente alcuni titoli non pagati dal social, come il fatto che oltre 540 milioni di dati di utenti Facebook sono trapelati in rete, oppure che Facebook è stato preso di mira dalle nazioni unite per non aver fatto abbastanza nel limitare i contenuti del genocidio in Myanmar.

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