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Facebook e Whatsapp: promesse non mantenute

Nel 2014 Facebook, il più grande social network del mondo, acquisì il più grande servizio di messaggistica del mondo, WhatsApp. Già solo i costi di acquisizione di 22 miliardi di dollari hanno lasciato molti a bocca aperta. Tuttavia molti utenti non furono molto contenti della novità. Di seguito vi mostriamo perché queste critiche non erano del tutto infondate.

L'acquisizione di WhatsApp tramite Facebook già allora creò molto scalpore. Si scatenarono molti commenti in rete e molti minacciarono di voltare definitivamente le spalle al servizio di messaggistica istantanea. Tutto ciò però sembra non aver minimamente danneggiato entrambe le aziende. Al contrario, negli ultimi anni sono cresciute enormemente e rappresentano le aziende più proficue del mondo della tecnologia, soprattutto tra gli smartphone.

In tutto il mondo Facebook Messenger e WhatsApp rappresentano i servizi più utilizzati al posto dei classici SMS per inviare messaggi ad amici e famigliari. La fusione di questi due servizi avrebbe potuto creare preoccupazioni dato che la maggior parte della comunicazione si sarebbe svolta tramite un'unica azienda privata. E proprio questo è stato oggetto di critiche. Come ha reagito Facebook? Con promesse decisive. I dati non sarebbero stati condivisi tra le due aziende e i loro servizi. La pubblicità non avrebbe toccato WhatsApp, che sia in forma di banner o qualsiasi altra forma. Perlomeno questo era ciò che affermava WhatsApp allora: "Per i nostri utenti cambierà quanto segue: nulla." Cos'è rimasto di queste promesse? Purtroppo non molto.

Sincronizzazione di dati automatica tra Facebook e WhatsApp

Per quanto riguarda l'acquisizione di WhatsApp Facebook ha fatto una promessa chiara anche all'UE: i dati di entrambi i servizi non saranno mai sincronizzati tra loro. Tre anni dall'acquisizione è chiaro che quella era una bugia bella e buona. Nell'ultimo anno Facebook ha iniziato a non mantenere le promesse. Soprattutto in Europa si sono scatenate molte critiche e quest'anno è arrivata anche una multa salata da parte dell'UE. A maggio di quest'anno Facebook ha dovuto pagare 110 milioni di euro di multa.

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Facebook Messenger e WhatsApp dominano il mondo della messaggistica istantanea. / © ANDROIDPIT

Cosa significa tutto ciò per la sincronizzazione dei dati? Per ora non molto. A Bruxelles affermano che questa sanzione non ha nulla a che fare con la procedura in corso verso la migrazione. Alla fine riguarda solo le informazioni false che Facebook aveva dato durante la verifica dell'acquisizione. Se i cambiamenti attuati nell'ultimo anno siano legittimi o meno, questo ancora non ci è chiaro. Anche le procedure antitrust continuano indipendentemente da questa sanzione. Le autorità di Bruxelles affermano che in questo caso Facebook ha cooperato e ammesso di aver dato informazioni false.

Pubblicità su WhatsApp?

Il tema pubblicità su WhatsApp aleggia sempre nell'aria sebbene l'azienda continui ad affermare che non succederà mai. Il fatto che Facebook approvi qualsivoglia forma di pubblicità è ovviamente chiaro, in fondo è il suo modello aziendale. Perciò la preoccupazione era che con l'acquisizione il tema pubblicità venisse all'improvviso trattato in altro modo nel servizio di messaggistica. Facebook però ha voluto subito placare gli animi.

Anche questa promessa però non è stata completamente mantenuta. Infatti è già presente un progetto pilota a riguardo, finora solo in India però. WhatsApp for Business è il suo nome. Si tratta di un'app indipendente che permette alle piccole imprese di mantenere i contatti con i propri clienti. I clienti devono registrarsi al servizio affinché le aziende possano contattarli. Perlomeno Facebook rinuncia ai fastidiosi banner pubblicitari sul "normale" WhatsApp.

La sincronizzazione dei dati tra Facebook e WhatsApp svolge naturalmente un ruolo importante a questo proposito se si pensa che WhatsApp for Business sia solo un primo esperimento. È pensabile che prima o poi questo servizio non sia più offerto in maniera indipendente dall'app principale. Finora WhatsApp non possiede altre informazioni dell'utente al di fuori di numero di telefono, nome e contatti. Solo una cosa: sempre più utenti di Facebook registrano il proprio numero di telefono anche solo per la verifica dell'account in due passaggi. Anche Facebook Messenger richiede sempre il numero di telefono per poter fungere anche da app SMS. Fate bene a pensare male. Facebook potrebbe collegare velocemente questi dati tra loro, associare i contatti di entrambi i servizi e lanciare la giusta pubblicità su WhatsApp. Ci sarebbe da stupirsi se prima o poi Facebook non lo facesse.

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WhatsApp è onnipresente sugli smartphone. / © ANDROIDPIT

Il trasferimento di dati di WhatsApp è imminente

Qui un altro fattore svolge un ruolo fondamentale: i dati raccolti di WhatsApp. Questi non si trovano sui server di Facebook, bensì su SoftLayer, consociata IBM. Dunque non è condannabile bensì comprensibile che un'impresa di questo calibro voglia salvare autonomamente i dati. Naturalmente i dati di un servizio acquisito si trasferiscono sui propri server, si veda l'esempio di Instagram. Tuttavia è chiaro che la tentazione di sincronizzare i dati tra loro data la vicinanza spaziale sia ancora più grande.

L'acquisizione di WhatsApp tramite Facebook non ha chiaramente solo mancato di approvazione. Facebook ha persino reagito di conseguenza e fatto promesse. Non ci si aspetta che un'azienda come Facebook mantenga queste promesse nel corso degli anni. Ciò che stupisce è il fatto che gli utenti sembrano accettare, almeno la maggioranza.

Sono curioso di sapere che ne verrà fuori dalle indagini dell'UE e se verranno date delle indicazioni chiare oppure no. Multe da 100 milioni di euro non creano grandi problemi ad un'azienda di questo calibro, al contrario di una sentenza che costringe a fermare la sincronizzazione dei dati e ostacola il modello commerciale mirato.

Che ne pensate nel frattempo di WhatsApp? Lo utilizzate ancora e riuscite a non considerare il problema? O è finalmente tempo di voltare le spalle al servizio e passare alla concorrenza?

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