Questo sito web utilizza cookies per garantirvi una migliore esperienza di navigazione.

3 min per leggere 1 Condivisione 1 Commento

Patent Wars, anche basta

La settimana scorsa è iniziato un altro round dell'interminabile processo Apple vs Samsung. Un'altra tornata di testimonianze, arringhe e comunicati stampa dove ognuno dei due colossi accusa l'altro di averlo copiato. Intanto i tribunali si trovano ostaggio di guerre commerciali che forse sarebbe meglio combattere sul mercato e non davanti a un giudice. Quel che è peggio è che gli utenti si trovano a dover fare a meno di funzioni che hanno già pagato perché violerebbero i brevetti di qualcuno. Quando finirà?

I brevetti sono nati per sostenere l'innovazione. Un'azienda investe in ricerca, crea una nuova tecnologia e per un certo periodo di tempo ha il diritto di usarla in esclusiva per ripagare l'investimento fatto. Risultato: la comunità può godere di un miglioramento e l'azienda ci guadagna.

Cosa sta accadendo ora invece? Alcune delle più grandi aziende del mondo si fanno causa l'un l'altra per ottenere vantaggi commerciali, o meglio, per mettere i bastoni tra le ruote ai concorrenti. Bloccare la vendita dello smartphone prodotto da un'altra azienda, anche per solo un paio di settimane, vuol dire dare un bel taglio ai profitti di un competitor. E così che si compete sul mercato?

Come se non bastassero i tribunali usati come arma di “contromarketing”, c'è anche sa notare cosa proteggono i brevetti. Nel processo in corso negli Stati Uniti che vede Apple contro Samsung, si sta discutendo da giorni di design. Ovvero, secondo l'accusa, solo Apple potrebbe costruire device rettangolari, ma non spigolosi, dove il display occupa la maggior parte della superficie e sprovvisti di tastiera fisica. Un po' come se Telefunken avesse tentato di impedire ad altre aziende di produrre televisori "paralleloidali dove il vetro dello schermo occupa la maggior parte di uno dei lati" o la Candy avesse voluto essere l'unico produttore di lavatrici con "un oblò rotondo sul davanti". Ha senso questo?

Si sta cercando di tutelare degli investimenti o solo di mettere il bastone tra le ruote ai concorrenti con l'aiuto di tribunali pagati dalla collettività? Ovviamente, la seconda. Tra l'altro il fatto che aziende ricchissime non si facciano problemi a sfruttare le risorse pubbliche per i loro interessi commerciali non è nemmeno il peggiore tra i risultati. La conseguenza peggiore è il freno all'innovazione che risulta da queste battaglie giudiziarie. Apple, ormai diventata l'esempio tipico quando si parla di Guerra dei Brevetti, vorrebbe impedire agli altri produttori di hardware di adottare sistemi ormai patrimonio comune di ogni device moderno. Dallo slide-to-unlock agli assistenti vocali, gesti comuni su device di ogni marca e quindi a tutti gli utenti, dovrebbero secondo alcuni essere esclusiva di un solo gruppo di persone. Per riprendere l'analogia con i televisori, solo chi ha Telefunken ha diritto al telecomando?

Quello che serve è un profonda riforma delle leggi sulla proprietà intelletuale, che limiti con precisione cosa si può brevettare e cosa no - la "forma rettangolare con angoli arrotondati" dovrebbere essere un enorme "No". Servono limiti di tempo che tengano conto delle velocità con cui i dispositivi di oggi si evolvono - in 5 anni una nuova tecnologia è più che sorpassata e non ha senso tutelarla per periodi di tempo ancora più lunghi. E, infine, bisogna mettere fine alle guerre commericiali,  con tanto di richieste di risarcimento miliardarie, svolte nei tribunali. I giudici, casomai, servono per altre cose.

Il disegno in alto è, come sempre, opera di Nina.

1 Condivisione

1 Commento

Commenta la notizia:

Questo sito web utilizza cookies per garantirvi una migliore esperienza di navigazione. Scopri di più