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Perchè tutti gli smartphone arrivano dall'Asia?

Da quando, nel lontano 2005, Google ha acquistato la start-up Android, di operazioni che non riguardassero l'Asia non se ne sono praticamente più viste, infatti la stragrande maggioranza di dispositivi del robottino verde sono prodotti nel continente asiatico. Vi siete mai chiesti il perchè?

Sono ormai decenni che le aziende asiatiche detengono una sorta di monopolio dell'industria elettronica ed i dispositivi mobili non fanno eccezione. I brand che non vengono dall'Oriente, come Motorola o Alcatel, sono comunque controllati da società asiatiche. Esistono anche realtà più piccole, in Italia c'è NGM, che delega l'assemblaggio degli smartphone comunque a ditte Asiatiche. Perchè non ci sono smartphone prodotti in Europa o negli USA? Scopriamolo insieme!

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I Bq sono spagnoli ma assemblati in Cina / © ANDROIDPIT

Costo della mano d'opera

La prima e più intuitiva ragione per cui i dispositivi Android vengono prodotti in Asia è il costo della mano d'opera nettamente inferiore rispetto agli continenti. Per creare e vendere un prodotto si ha bisogno innanzitutto di un capitale iniziale e di una previsione dei costi. Deciso il mercato in cui verrà introdotto il prodotto, si capirà in che quantità si dovrà produrre tale prodotto. Ecco, il mercato più grande ed attraente al mondo è la Cina. A cui si devono aggiungere i Paesi asiatici in via di sviluppo.

Tenuto conto di questo fatto, se il mercato (abbiamo detto il più redditizio: la Cina) e la fabbrica dove vengono prodotti i dispositivi mobili (sempre la Cina), sono nello stesso luogo, ecco che i costi per il produttore si abbassano notevolmente. Gli operai sono pagati pochissimo e le società distribuiscono il prodotto in Asia e negli altri continenti. Bisogna tenere però considerare che il mercato in Cina è saturo ed esiste tantissima concorrenza. Ma andiamo avanti.

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OnePlus 2 e 1, flagship killer per eccellenza / © ANDROIDPIT

Il meglio al minimo

Lo vediamo ogni volta che Huawei o OnePlus, per nominare i brand più famosi, lanciano un nuovo dispositivo: la tendenza è proporre uno smartphone con caratteristiche da top di gamma ad un prezzo di uno da fascia media. Questa è una strategia che ha come obiettivo quella di attirare più clientela. Mentre i brand più conosciuti e famosi, sfruttano la fiducia ed il prestigio del loro marchio per proporre dei dispositivi a prezzi molto più alti.

Questo metodo sta funzionando? Sembrebbe di sì, ma in realtà è ancora troppo presto per dirlo perchè se gli smartphone cosidetti flagship killer vengono venduti appena sopra i 300 euro (come nel caso dell'Honor 7), questi diventano conosciuti rapidamente e vengono comprati ed apprezzati. Abbassare repentinamente i prezzi però, può essere pericoloso: se per qualsiasi motivo le stesse società dovessero rialzare i prezzi, ad esempio per degli andamenti finanziari poco favorevoli, i clienti abbandonerebbero questi nuovi brand immediatamente.

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Il prezzo dell'Honor 7 è quasi imbattibile / © ANDROIDPIT

In ogni caso, i flagship più avanzati e performanti presenti sul mercato, come il Samsung Galaxy S6 Edge+ per esempio, sono troppo avanti rispetto ad un Honor 7 per temere un certo tipo di concorrenza. Nonostante i prezzi siamo molto alti, siamo di fronte al meglio che si possa reperire allo stato attule della tecnologia.

Vantaggi locali

Mettiamola cosi, i Paesi asiatici sono meno rigorosi rispetto ad Europa e USA per quanto riguarda i temi giuridici ed economici. Capita spesso infatti che un brand, per risparmiare tempo e soldi, sfrutti le licenze appartenenti ad altri brand, nella produzione dei propri dispositivi.

Questo sistema si chiama “Accordo di licenze incrociate” e permette alle diverse società di prestarsi le licenze. Questo tipo di accordo fa risparmiare soldi alle aziende e tempo ai tribunali. A livello economico, aumenta la concorrenza tra le imprese (che possono permetterselo) ed allo stesso tempo si complica la vita a nuove società più piccole.

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Alcatel, di francese ha solo il nome / © ANDROIDPIT

I prezzi degli smartphone impennano quando arrivano in Europa e USA, anche perchè le compagnie telefoniche aggiungono il loro margine di guadagno al prezzo finale del dispositivo e, se in Italia è sempre più comune acquistare uno smartphone non associato ad un contratto telefonico, negli Stati Uniti la situazione è ben diversa ed è anche il motivo per cui alcuni brand asiatici sono scoraggiati ad esportare nel Nuovo Continente.

Nuove strategie di vendita

Se in occidente si tende a sfruttare le classiche strategie di vendita e commercializzazione, le compagnie asiatiche preferiscono invece sperimentare ed osare di più, spesso non temendo di scopiazzare spudoratamente prodotti più conosciuti e famosi, Apple e Samsung su tutti.

Il direttore generale di Xiaomi ha annunciato che il ciclo di innovazione per i propri dispositivi sarà più lungo del solito (circa 18 mesi) poiché ci si aspetta che i prezzi dei componenti si abbasseranno ulteriormente. Mossa molto azzardata ma che può rivelarsi vincente.

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L'ultimo nato di Xiaomi: il Redmi 3 / © ANDROIDPIT

Il futuro degli smartphone sarà in Asia?

Nessuno può affermarlo con certezza, ma dato che il passato ed il presente degli smartphone sono in Asia, molto probabilmente continuerà ad essere così, anche se va presa in considerazione una nuova potenziale superpotenza: l'India.

L'India è la seconda nazione più popolosa al mondo con oltre un miliardo di persone sul suo territorio, viene definita da molti “la nuova Cina degli smartphone”, ma le differenze tra i due stati sono molte ed anche il mercato è molto differenziato. Noi europei, guarderemo dagli spalti.

Come si evolverà secondo voi il futuro degli smartphone?

Originariamente di Santiago Luque su Androidpit.es

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