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Privacy Android: una app Android su 3 diffonde i tuoi dati sensibili?

privacy app android

Una ricerca degli esperti dell'antivirus Bitdefender mostra un retroscena inquietante per la privacy su smartphone. Tra tutte le app che accedono ai dati personali previa autorizzazione dell'utente, un terzo di esse sarebbe pronto a cedere le informazioni sensibili di cui è in possesso a compagnie di marketing esterne. Ma sarà vero per tutte le app di Google Play o è solo una ricerca a campione? Vediamo in cosa è consistita l'indagine.

Il team di Bitdefender ha preso in esame un campionario di 130.000 applicazioni gratuite presenti su Google Play Store, per concludere che circa il 12% di esse cede i dati personali di cui è in possesso ad aziende esterne. Il problema è appunto questo: le compagnie di marketing sono pronte a offrire agli sviluppatori parecchi soldi in cambio di profili completi, comprensivi di preferenze sugli acquisti, gusti personali e rete sociale. Perché? Semplice, per poter inviare agli utenti pubblicità mirata e confezionata su misura.

Altro punto dolente è quello della legittimità dell'acquisizione dei dati. Eccovi un esempio: andate in vacanza in un altro paese e vi connettete a un network estero. Quasi istantaneamente, le pubblicità cambiano lingua e si adattano a quelle del nuovo paese. Siete d'accordo ad essere costantemente monitorati, anche solo a scopi di marketing?

privacy Android

Intrusione informatica...è questo a cui siamo di fronte?

Ovviamente questi comportamenti non costituiscono la norma nel panorama della applicazioni Android, ma è bene stare in guardia. Quello che gli utenti possono fare per limitare queste intrusioni, oltre a rimanere informati sugli ultimi malware Android in circolazione, è considerare l'installazione di un antivirus Android. In aggiunta a questo, un po' di cautela per quanto riguarda la diffusione dei propri dati personali sullo smartphone non potrà che giovare.

Vale la pena in chiusura di ricordare la celebre frase dei creatori di una delle app di messaggistica più famose, Whatsapp, con cui questi si sono giustificati per aver messo la propria app a pagamento rifiutando i consueti canali pubblicitari free: “quando il prodotto è gratis, il prodotto sei tu”.

(Immagini: Tom Murphy@Wikimedia Commons,Wikimedia Commons)

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