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Dopo Motorola quale sarà il prossimo brand a sparire?

Non solo belle notizie dal CES 2016 che, purtroppo, ha fatto da palcoscenico anche ad una delle notizie più tristi dell'anno. Lenovo ha deciso di eliminare lo storico marchio Motorola dai dispositivi mobili avvenire. La società cinese, proprietaria del brand statunitense dal 2014, ha intenzione di mantenere solo il prefisso Moto per i dispositivi di fascia alta, mentre tutti gli altri adotteranno il nome Vibe, già presente nei prodotti a marchio Lenovo. 

Per dire quanto grave sia la perdita di Motorola (che avverrà gradualmente negli anni), basti pensare che il primo telefono portatile della storia usciva dai suoi laboratori nel 1973, era il DynaTac soprannominato “il Mattone”. Qualche anno fa, anche Microsoft aveva annunciato il silenziamento dello storico marchio Nokia, salvo poi un ripensamento dell'ultimo momento. Pezzi di storia della telefonia che stanno scomparendo, a chi toccherà la prossima volta? 

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In loving memory (StarTac - 1997) / © Unknown

HTC: a cavallo tra due mondi

Il brand taiwanese non si è distinto particolarmente nell'anno appena conclusosi e le perdite del 2014 e del 2015 possono suonare come un grido d'allarme. Il flagship One M9 non è stato ben accolto (essendo molto simile al suo predecessore M8) e l'ultimo dispositivo presentato, l'A9, sembra un clone dell'iPhone. 

HTC è sempre stata in bilico tra Android e Windows. Se è vero che il Dream è stato il primo smartphone animato da Android, è anche vero che il brand taiwanese è stato partner allo sviluppo hardware di Microsoft per molti anni. La conseguenza è che molti HTC funzionano con Windows e, visti i risultati non rosei degli ultimi anni, la società fondata da Bill Gates potrebbe decidere di acquistare il marchio e la tecnologia di HTC per produrre smartphone di alta gamma da affiancare agli attuali Nokia.

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L'ultimo figlio di HTC, il One A9. Una delusione. / © ANDROIDPIT

Blackberry: ad un passo dal baratro

La canadese Blackberry è da pochissimo passata al lato Android della forza e il Priv è un super smartphone che installa Android Lollipop, ma fino a poco tempo fa tutti i dispositivi della mora erano animati da un OS prodotto in casa: il Blackberry OS, appunto. Oggi questo sistema operativo è praticamente deceduto, ma l'ostinazione dei dirigenti della società ha portato il brand a sfiorare il fallimento.

Nel 2015 finalmente esce il primo smartphone BlackBerry dotato di Android, ma il peso del rilancio del brand è tutto sulle spalle di un solo dispositivo. Se le cose non dovessero andare come si spera, Blackberry difficilmente riuscirà a sopravvivere e, probabilmente, tornerà a produrre solo ed esclusivamente dispositivi wireless dicendo così addio al mondo della telefonia mobile.

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Riuscirà il Priv a risollevare le sorti di Blackberry? / © AndroidPIT

OnePlus: Golia sconfigge Davide

Definire OnePlus come marchio storico sarebbe una mossa azzardata, il brand è infatti nato nel 2013 per volere Pete Lau, ai tempi vice presidente di Oppo. OnePlus però rientra nel contesto della nuova ventata cinese che si è abbattuta sui mercati europei e americani. La differenza con le altre grandi società cinesi sta nel fatto che OnePlus è molto più piccola. Considerata come una startup della telefonia, il brand si è comunque costruito la sua nicchia di clienti ed una certa fetta di mercato.

Proprio per questi motivi, OnePlus dà fastidio ai grossi draghi cinesi come Huawei o Xiaomi, che hanno divisioni in diversi rami del mondo dell'elettronica ed hanno fatturati con molti più zeri. Soprattutto Huawei, dato il successo degli ultimi mesi, potrebbe pensare di comprare OnePlus per togliersi di mezzo un concorrente che ha base nella stessa città (Shenzen, la Silicon Valley cinese). Acquistare un'azienda piccola come OnePlus non rappresenterebbe una voce enorme sul bilancio di Huawei che avrebbe un concorrente in meno ed una nuova linea di dispositivi da proporre al mondo.

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Il piccolo di casa: OnePlus X / © ANDROIDPIT

Asus: l'Europa non conta

Asus è un gigante dell'elettronica con sede a Taipei, la principale città di Taiwan, e in 25 anni è riuscita ad imporsi in molti campi, producendo singoli componenti per l'informatica e anche computer pronti all'uso. Dal 2003 Asus è anche attiva nel mondo della telefonia mobile ed è sempre satata fedele ad Android (anche se ha commercializzato qualche smartphone con installato Windows).

La serie Zenfone esiste da qualche anno, ma sui mercati europei non è mai esplosa e gli smartphone Asus non sono molto diffusi. Le cose vanno meglio nei mercati asiatici come quello indiano, ma la casa taiwanese potrebbe decidere, se non di cancellare completamente la serie ZenFone, di non esportare in Europa i suoi smartphone e di sparire cosi completamente dalla scena del Vecchio Continente.

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Lo Zenfone 2 integra processori Intel / © ANDROIDPIT

Sony: annullare le perdite

Ma come? Uno dei produttori più conosciuti ed apprezzati potrebbe sparire proprio come è successo a Motorola? Esatto. L'ipotesi è senz'altro molto remota, ma se da un lato gli Xperia sono ottimi dispositivi, è anche vero che il colosso giapponese, al momento, non guadagna come vorrebbe.

Sony è un delle multinazionali più grandi al mondo che vende praticamente in qualsiasi ramo dell'elettronica e la divisione smartphone è una grossa operazione di visibilità e ritorno di immagine grazie alla qualità dei prodotti che propone. Ma se si osservano esclusivamente i numeri e i guadagni, si capisce che Sony non solo non ricava nulla, bensì perde 26 dollari per ogni smartphone prodotto. E chissà che un giorno i capi giapponesi non decidano di eliminare il meno dai loro bilanci e far sparire il marchio dal commercio.

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Il meglio di Sony: Xperia Z5 Premium/ © ANDROIDPIT

Voi cosa ne pensate? C'è qualcun altro che rischia di sparire dal panorama Android?

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4 Commenti

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  • Ciao Daniele, dal titolo vedo che ti sei soffermato sulla decisione di Lenovo di chiudere il marchio Motorola, sinceramente non condivido la scelta sia per motivi storici che per motivi commerciali. Io ricordo che Motorola produceva processori con cui venivano equipaggiati anche dei computer. Ricordo addirittura di aver lavorato su una macchina multiprocessore motorola con sistema Unix. Sinceramente non vedo opportunità commerciale nel chiudere altri marchi, probabilmente hanno fatto scelta di questo tipo per loro motivi, che spero abbiano ponderato, non credo che c'entri qualcosa la recente crisi della borsa di Pechino o lo scontro politico ed economico con gli Stati Uniti. Tuttavia per impedire ai marchi controllori di chiudere i marchi controllati c'è una sola strada che sarebbe quella di impedire l'acquisto da parte delle grandi società emergenti ed in via di sviluppo, e sarebbe quello di mettere le aziende europee, americane ed occidentali, in condizione di non essere fagocitate da marchi del sud est asiatico, magari i governi di queste nazioni, ammesso che i loro componenti non abbiano qualche tornaconto da questi passaggi e non siano direttamente o indirettamente interessati, dovrebbero produrre un ambiente economico più favorevole, ad esempio alleggerendo il carico fiscale e cambiando, nel caso dell'Europa a fronte comune, la politica monetaria che sarebbe un passaggio purtroppo obbligato qualora si voglia ridurre la pressione fiscale su aziende e cittadini. Per il resto, credo che il baricentro economico si stia spostando sempre più verso l'Asia ed i marchi presenti al CES, soprattutto quelli che hai citato, lo dimostrano

    • Beh, limitare o vietare gli acquisti delle grandi aziende asiatiche, perchè? Perchè Motorola è più conosciuta di Lenovo? Succede cosi per tutto e questa è la fase storica in cui viviamo!

      • No Daniele, io non parlavo di protezionismo però credo che non sia prestigioso per il governo degli Stati Uniti permettere che Motorola sia finita in mano ai cinesi, così come non è prestigioso per l'Italia che tante aziende italiane vadano in mano ad aziende di altre nazioni. Sono consapevole che è una conseguenza del libero mercato e che il baricentro economico del mondo si sta spostando ma non dico di impedire ad aziende asiatiche l'acquisto di aziende occidentali per legge, questo sarebbe protezionismo che poi genererebbe anche una risposta protezionistica da parte degli asiatici e, visto che sono molti più di noi, non sarebbe conveniente per le nostre esportazioni. Io intendevo solo dire, e non sono il solo visto che molti imprenditori lamentano la stessa cosa, che i governi occidentali dovrebbero creare un ambiente fiscale più favorevole per le aziende sul proprio territorio, magari ridurre le tasse e di conseguenza la pressione fiscale, incentivare i cittadini con sgravi o contributi, ad esempio come si è fatto con elettrodomestici e ristrutturazioni qualche anno fa in Italia, un altro possibile intervento potrebbe essere aiutare chi assume in modo da creare occupazione. Io penso che permettere alle aziende sul proprio territorio di lavorare bene e di poter essere competitive, è una cosa nell'interesse stesso dei governi perché se l'azienda cambia nazione, può scegliere di mutare anche la sede fiscale il che comporta il pagamento delle tasse ad un altro governo, inoltre la produzione di quella azienda, come è successo nel caso di Motorola, non è più nel PIL. Il protezionismo sarebbe la fine del libero mercato, ma se il baricentro economico si sposta ad oriente, non è detto che noi non possiamo fare nulla, io sarei per fare leggi che creino condizioni economiche, per aziende e cittadini, più favorevoli, in modo da permettere anche alle aziende straniere di produrre da noi in modo da creare occupazione ed aumentare il gettito fiscale, oltre che stimolare l'indotto

  • Mario 12-gen-2016 Link al commento

    Spiace che si sia deciso di chiudere un marchio storico nella telefonia.
    Il mio primo cellulare è stato l'8400.

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