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Facebook e lo scandalo dei dati: dietro c'è molto di più di quanto sembri

Facebook ha trascorso alcune orrende settimane. Diversi scandali sui dati sfociano in un'impressione generale: la piattaforma vende i dati dei propri utenti a società ambigue, che a loro volta impongono assurde decisioni democratiche: Trump e Brexit. Sì, Facebook è un’aspira-dati. Ma i recenti avvenimenti di Cambridge Analytica hanno anche un'altra faccia della medaglia. Meno preziosa, ma più ingombrante.

Parafrasando Heinrich Heine, potremmo dire: "Di notte penso ai miei dati Facebook / Poi perdo il sonno". Utenti e media reagiscono in maniera riflessa con articoli, commenti e indicazioni su come abbandonare la piattaforma ed anche noi ci siamo dedicati al tema. E non hanno tutti i torti: Facebook memorizza una quantità significativa di dati di ciascuno di noi e forse sa più lui di noi che noi stessi. I pericoli di abusi sono dietro l’angolo: bastano meno di due minuti per immaginarseli. Ma senza fatti non si va da nessuna parte.

I protagonisti dell'odissea dei dati su Facebook

  • Aleksandr Kogan: ha sviluppato l'app Test your Personality, raccogliendo dati su oltre 50 milioni di utenti Facebook.
  • Cambridge Analytica: una società che alla fine ha messo le mani su questo record di dati.
  • Christopher Wylie: informatore che ha raccontato la storia di una giornalista del Guardian.
  • Brexit: il voto è stato presumibilmente manipolato con i dati di Cambridge Analytica.
  • Donald Trump: è diventato presidente degli Stati Uniti, forse grazie all'aiuto di Cambridge Analytica.

E come si sono ritrovati impelagati

Nel blog Medium di Chris Kavanagh, un antropologo cognitivo dell'Università di Oxford, si dà uno sguardo obiettivo allo scandalo dei dati di Facebook. Vi consiglio di leggere l'articolo completo perché è estremamente informativo. Per il mio scopo voglio riassumere alcune tesi:

  1. Non ci sono stati leak di dati: i dati degli utenti arrivati a Cambridge Analytica erano allora disponibili alla consultazione pubblica da parte delle app di Facebook. Vi saranno stati migliaia di sviluppatori con relative app. Queste opzioni non sono più accessibili dal 2015.
     
  2. È importante distinguere tra i dati che Facebook raccoglie sul comportamento degli utenti e quelli che sono accessibili agli sviluppatori di app: i dati interni includono, per esempio, i Mi piace, quanto tempo gli utenti hanno visualizzato i post, ecc. Questi sono preziosi, perché consentono il micro-targeting.
     
  3. Alla Cambridge Analytica, i dati sono arrivati da uno sviluppatore utilizzando un'app di quiz tra gli utenti ed i loro amici. Tuttavia si trattava di informazioni di profilo che non erano così dettagliate da poter essere utilizzate per il micro-targeting.
     
  4. Il problema principale è che gli sviluppatori non sarebbero autorizzati a vendere i dati utente raccolti, quello che sembra essere successo.

Kavanagh accenna anche una circostanza che si rivela dubbia, ovvero quella delle comunicazioni. Il presunto leaker Chris Wylie, che ha passato la storia dei dati di Cambridge Analytica ai giornalisti, viene invece dipinto come un genio:

quando Wyle concentra tutta la sua attenzione su qualcosa — la sua attitudine strategica, la sua attenzione ai dettagli, la sua abilità di essere sempre un passo avanti  — è difficile tenergli testa”…”il suo ventaglio di straordinari talenti include quel livello di abilità politiche straordinarie che fa sembrare House of Cards un semplice Bake Off."

Chris Kavanagh commenta con un secco: "Wow… che grande."

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Dove porta lo scandalo dei dati Facebook? Cosa si nasconde dietro tutto ciò? / © shutterstock, AndroidPIT

Sguardo attento

Il fascino di una giornalista ci ha un po’ confusi? Sembrerebbe così. Perché l'accusa sui dati di Facebook è che i dati di 50 milioni di persone sono stati usati per influenzare alcune decisioni democratiche: Brexit e Trump quindi senza Cambridge Analytica non sarebbero potuti esistere.

Senza entrare nei dettagli: sembra che questa affermazione sia quantomeno discutibile. Tutto ruota intorno alla questione del micro-targeting. I dati dei 50 milioni di utenti sono costituiti da informazioni sul profilo che gli utenti hanno inserito autonomamente. Kogan afferma che la previsione dei tratti di personalità era completamente sbagliata in cinque casi su sei. Un micro-targeting basato su di esso avrebbe probabilmente avuto l'effetto opposto. E soprattutto la vittoria di Trump: Cambridge Analytica aveva precedentemente aiutato Ted Cruz nella sua campagna pre-elettorale. Trump ha schiacciato Cruz.

Quindi cosa rimane? 50 milioni di record sui profili utente, che sono molto meno significativi di quelli comunemente mostrati. Una raccolta di dati di chiamate e SMS a cui gli utenti hanno dato il loro consenso, forse senza nemmeno saperlo.

Certo, l’operazione per Facebook è un grosso problema. Per Cambridge Analytica e Chris Wylie, è anche un’espediente PR. Dicono: "Guarda, cosa siamo in grado di fare!"

Ma aspettate, c'è dell'altro!

Le osservazioni di prima non devono nascondere il fatto che qualcosa stia andando terribilmente storto. Facebook e Google, tra tutti, vivono raccogliendo dati sui propri utenti e facendoci sopra dei soldi. Facebook non sa molto di me? Sbagliato: ogni singola azione su Facebook viene registrata e valutata per una pubblicità più appropriata.

Facebook ci traccia non appena un widget Facebook attivo è incluso in un sito web. Quindi ha una buona idea delle nostre abitudini di navigazione. Google? Idem. Ogni click nel browser di ricerca Google viene protocollato con cura. L'indirizzo IP e l'ID del browser sono sufficienti per identificarci abbastanza bene. Con i dati sul nostro smartphone Google possiede un record dati enorme che permette di capire come viviamo il mondo.

Le reti pubblicitarie sono anche notoriamente curiose delle nostre abitudini. Il retargeting, per esempio: dopo aver guardato un prodotto presso un rivenditore, viene visualizzata la pubblicità su Facebook, Google e su tutti i tipi di siti web. A volte per giorni...

Facebook e Google vs Apple

Facebook e Google hanno molto in comune. Soprattutto il loro atteggiamento nei confronti degli utenti: questi sono il prodotto che fa guadagnare denaro ad entrambe le società. Ciò accade in gran parte tramite la pubblicità. Facebook ha modalità così particolari per fare pubblicità che queste questioni problematiche come l'influenza politica sono del tutto possibili. Prima gli inserzionisti erano abituati a rivolgersi alle persone usando le seguenti caratteristiche: stressato, sconfitto, sopraffatto, ansioso, nervoso, stupido, sciocco, inutile e fallimentare, come scrisse un volta il Guardian. Cosa potrebbe andare storto?

Apple si tiene lontana, almeno pubblicamente, dagli intrallazzi di Facebook e Google. Al contrario, la privacy è un importante argomento di vendita da molti anni. Ora non sappiamo bene quanto sia vero, ma una cosa è chiara: nelle versioni precedenti di iOS e macOS Apple ha inasprito le misure contro il tracking eccessivamente intrusivo. E Apple non fa soldi con la pubblicità, ma con la vendita di iPhone e contenuti multimediali. E pure tanti.

Ma è anche vero che Apple raccoglie molti dati sui propri utenti, come molte altre aziende. La speranza è che vengano creati prodotti migliori. Il punto critico è quindi l'anonimato. Ovviamente, lo scopo della raccolta è tutt'altra cosa. Questo è importante da considerare quando si prendono decisioni di acquisto.

Volterete le spalle a Facebook e Google? Prendete altre misure contro tracking e compagni? Fatecelo sapere nei commenti.

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