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La scommessa multimiliardaria sull'intelligenza artificiale: chi frena perde

L'intelligenza artificiale è una delle tecnologie chiave del XXI secolo e lo sviluppo procede a un ritmo rapido, spesso troppo veloce per gli Stati e i governi di tutto il mondo. Le attuali misure adottate dai Paesi europei dimostrano quanto sia difficile tenere il passo con l'AI.

La cancelliera tedesca Angela Markel ha riconosciuto che la Germania deve prendere la situazione in mano ed attingere al budget per tenere il passo con lo sviluppo dell'AI. Insieme al Vicecancelliere Olaf Scholz ha annunciato il piano: entro il 2025 saranno stanziati 3 miliardi di euro per l'intelligenza artificiale e saranno create 100 cattedre per l'AI presso le università. L'obiettivo è di rafforzare la ricerca in questo campo.

La Merkel spera che gli Stati federali e l'industria effettuino ulteriori investimenti in questo settore. 3 miliardi che all'inizio sembrano molti ma che, in confronto alle somme investite dalle grandi aziende, non sono necessariamente impressionanti per un Paese con il potere economico della Germania.

La Merkel, citata nel FAZ, afferma: "La Germania non è il leader mondiale, in alcuni settori forse, ma in nessun modo in tutti". Made in Germany dovrebbe diventare un marchio di fabbrica anche nell'AI. In cambio la Confederazione investirà nell'espansione dell'infrastruttura digitale e nella formazione continua dei dipendenti. La consapevolezza dell'importanza del settore arriva abbondantemente in ritardo.

Il denaro non è tutto

Naturalmente non tutto può essere risolto con i soldi e per questo dobbiamo spostarci in Francia. In un'intervista rilasciata a Wired il presidente Macron ha annunciato fino al 2020 investimenti di 1,5 miliardi di euro nella ricerca sull'AI, numeri bassi quanto quelli della Germania.

Tuttavia sempre più aziende e istituti si stabiliscono nella capitale francese e nei dintorni. Facebook, Google, Samsung, IBM, Fujitsu, negli ultimi anni hanno fatto di Parigi la loro capitale della ricerca in Europa. Microsoft ha aperto una School of AI nella metropoli sulla Senna, per fare un esempio.

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Anche Facebook è impegnato nella ricerca sull'uso della AI / © TY Lim/Shutterstock

Ciò non è dovuto solo agli investimenti annunciati dal governo, anche altri fattori sono decisivi. Presso Facebook, ad esempio, molti francesi occupano posizioni di primo piano nello sviluppo dell'intelligenza artificiale il che è stato un piccolo fattore decisivo per la scelta della destinazione europea. Il governo francese è inoltre salito sul treno dell'AI fin da subito, guadagnando un certo vantaggio.

Guardando al mercato globale, tuttavia, risulta chiaro quanto piccoli siano in realtà questi investimenti. Gli esperti McKinsey prevedono un volume di 115 miliardi di euro entro il 2025 e un aumento annuo del 25%. Nel 2030 l'industria cinese programma di guadagnare l'equivalente di 126 miliardi di euro all'anno attraverso l'intelligenza artificiale.

Gli Stati reagiscono lentamente

Queste cifre chiariscono quanto sia difficile per gli Stati tenere lo scettro nelle loro mani. Le grandi aziende sono molto più flessibili nell'adattarsi alle nuove tecnologie e devono anche tenere conto di meno fattori. Il fatto che aziende come Google e Alphabet stiano già imponendo le proprie linee guida per la ricerca e lo sviluppo dell'AI, mentre la Germania sta ancora valutando chi dovrebbe occupare le 100 cattedre previste, dimostra quanto il divario si stia allargando.

La situazione in Cina è molto diversa, come dimostra una recente analisi della Handelsblatt: in gran parte inosservate dall'opinione pubblica occidentale, le aziende tecnologiche cinesi hanno recuperato enormemente in questo settore. In molti casi si sono avvicinate ai loro concorrenti della costa occidentale degli Stati Uniti e hanno relegato gli europei al terzo posto. Quasi nessuno conosce ancora lo sviluppatore degli specchi per il fitness iCarbonX. Altri fornitori come Alibaba, Baidu e Tencent sono già meglio conosciuti. La conclusione è chiara: sono tutti in corsa l'uno contro l'altro e contro i loro concorrenti globali. Chi stabilisce lo standard dell'Intelligenza Artificiale controllerà anche le basi dell'economia del futuro.

In Cina il gigante della tecnologia Alibaba è uno dei grandi protagonisti nel campo dell'intelligenza artificiale. In un'intervista, Min Wanli, Chief Data Scientist dell'azienda, dà un'idea di quanto l'AI sia un settore in fiamme. In quest'area le aziende cinesi vedono l'opportunità di assumere il ruolo di leader a livello mondiale nonostante l'attuale leadership degli Stati Uniti nella ricerca.

La Cina non gioca, la Cina fa

Sferrando un piccolo colpo laterale a Google, che si vanta con Alpha Go di aver battuto per la prima volta un giocatore umano di Go con un'AI, Min Wanli dice: "Ci sono aziende che investono tempo nei giochi da tavolo, noi inviamo le ambulanze più velocemente". Infatti, nei test sul modello in Cina, le ambulanze viaggiano molto più velocemente di prima grazie ad un intelligente e dinamico controllo del traffico. Nello sviluppo del veicolo completamente autonomo, tuttavia, Wanli vede ancora Tesla chiaramente davanti alla concorrenza.

Anche Microsoft è molto attiva nel campo dell'AI e ama sottolineare ancora e ancora quanto aiuto la tecnologia possa fornire. Il CEO Satya Nadella sottolinea in un'intervista con Wired quanto l'intelligenza artificiale possa aiutare le persone con disabilità. L'inclusione è un argomento importante per Microsoft, lo dimostra anche nel settore dei giochi con uno speciale controller. Con il progetto AI for Humanitarian Action, Microsoft si è posta una serie di obiettivi da migliorare con l'AI, compreso l'aiuto a rifugiati e bambini. Questo progetto da solo vale 40 milioni di dollari e solo una frazione dell'investimento di Microsoft nella AI.

Il fatto che le grandi aziende si dedichino allo sviluppo dell'intelligenza artificiale in vari settori è un'ottima cosa. È però estremamente importante che i Paesi del mondo non permettano che gli si tolga il potere di decidere. Dopotutto l'intelligenza artificiale non porta solo opportunità, comporta anche molti rischi. Quando questi rischi vengono decantati da ottimisti della tecnologia come Elon Musk, che da tempo ha messo i suoi occhi sul viaggio verso Marte, è tanto più importante che la regolamentazione statale ponga dei limiti.

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Elon Musk è uno degli ammonitori dell'intelligenza artificiale. / © AFP

"Dobbiamo stare molto attenti"

Parlando a Kara Swisher di Recode, Musk ha recentemente detto: "Poiché l'AI rischia di diventare molto più intelligente degli esseri umani, il rapporto di intelligenza relativa è simile, forse maggiore, a quello tra una persona e un gatto. Penso che dobbiamo essere molto cauti nell'ulteriore sviluppo dell'AI".

Anche altri esperti stanno avvertendo del pericolo, come Stephen Hawking che ha dato il suo avvertimento in materia di AI. Affinché lo sviluppo si muova in una direzione ragionevolmente significativa e sicura, i governi e le istituzioni statali devono prendere l'iniziativa e non solo guardare.

Per quanto riguarda l'Europa, non dobbiamo dipingere un quadro completamente nero. Le opportunità di essere coinvolti nella ricerca sull'intelligenza artificiale e nelle industrie collegate (e di guadagnare bene con essa) ci sono e sono anche molteplici. È la finestra temporale per assicurarsi un ruolo di primo piano in questo settore che si sta riducendo. L'Europa dovrà allungarsi per tenere il passo con gli Stati Uniti e soprattutto con la Cina.

Dove pensate che ci porterà il viaggio dell'Intelligenza Artificiale?

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