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Lo sconcertante segreto del mercato degli smartphone

Iniziamo col dire che, normalmente, si cambia il proprio smartphone dopo circa 2 anni. Ma questa affermazione rispecchia la verità e, soprattutto, nasce da un’esigenza personale o è imposta dal mercato in seguito a tecniche scorrette? Vediamo cosa si cela dietro le scelte dei produttori.

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Quello che i consumatori non sanno. / © ANDROIDPIT

La prima domanda che dobbiamo porci è:

Perché si cambia uno smartphone?

Ovvio: perché quello che abbiamo non soddisfa più le nostre aspettative. Quella che sembra una semplice risposta, tuttavia, presenta molteplici sfaccettature che potremmo suddividere in due considerazioni:

Il mio attuale smartphone non mi soddisfa perché non funziona più bene.

Il mio attuale smartphone non mi soddisfa perché non ha le caratteristiche di quelli più recenti.

Entrambi i casi sono una naturale conseguenza dell’usura nel tempo e del progresso tecnologico, ma non solo. Quello che sembra il semplice corso degli eventi potrebbe essere – o forse più realisticamente, è – il risultato di un minuzioso intervento da parte dei produttori che ci invoglia e costringe a comprare nuovi prodotti e senza il quale le cose andrebbero in modo decisamente diverso.

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Spendere tanto vuol dire avere smartphone e componenti che durano di più?  / © ANDROIDPIT

Obsolescenza programmata

Tornando alla prima considerazione, l’insoddisfazione dovuta all’inefficienza di un prodotto arrivato al termine del suo ciclo vitale è esattamente l’obiettivo di alcuni produttori, compresi i produttori di smartphone. Se un dispositivo non fa più il suo dovere, qual è l’unica opzione possibile? Acquistarne uno nuovo.

Se tale processo deriva da una nostra cattiva manutenzione o da un degrado inevitabile, ma non “forzato”, è giusto così. Purtroppo le cose cambiano quando l’usura dei componenti diventa premeditata dai costruttori, studiando appositamente la progettazione in modo da guastarsi il prima possibile ed eventualmente durare il tempo necessario al termine della garanzia, guarda caso di due anni.

Un emblematico esempio storico è quello del cartello mondiale Phoebus di quasi un secolo fa, dove i principali produttori di lampadine fecero un accordo per standardizzarne la produzione. Tale accordo prevedeva che le lampadine dovessero durare solo 1000 ore (a fronte delle 2500 garantite in precedenza), impegnando i progettisti a renderle meno efficienti e durature.

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Essere nuovo e con nuove funzioni fa uno smartphone migliore dei precedenti? / © ANDROIDPIT

Obsolescenza percepita

La seconda considerazione si allinea di più verso quest’altra tecnica, senza alcun dubbio meno “scorretta”, ma altrettanto valida e oserei dire più subdola. In questo caso il bisogno di cambiare smartphone (o qualsiasi altro prodotto, naturalmente) non nasce dalla progettazione che ne causa una morte prematura, bensì da un bombardamento mediatico e produttivo che ci convince dell’invalidità/inadeguatezza del nostro dispositivo.

Checché se ne dica, se oggi acquisto uno smartphone appena uscito, tra due anni questo rimane uno strumento validissimo (malfunzionamenti più o meno casuali esclusi). Tuttavia ogni mese esce un nuovo dispositivo, che differisce di poco o nulla, aggiungendo funzioni non essenziali, ma che ci conquista perché ha un numerino più alto del precedente nel suo nome.

Anziché creare prodotti di “scarsa qualità”, si mettono in commercio prodotti sempre più nuovi, con nuovi design e funzioni, ma senza uno stravolgimento o miglioramento degno di chiamarsi tale. Il prodotto viene così idealizzato e acquista un valore quasi simbolico: si cambia/compra perché è nuovo, perché va di moda, perché appare desiderabile e non perché davvero ci offra qualcosa di superiore a ciò che abbiamo già.

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Siamo padroni o schiavi degli smartphone? / © ANDROIDPIT

Conclusioni

Con questo non voglio dire che tutti i produttori di smartphone seguano queste tecniche scorrette, ma in un mondo in cui l’economia è prevalentemente basata su questi principi, è ingenuo non farci un pensierino. Personalmente ritengo che entrambe le politiche non siano così distanti dal mondo della telefonia, anzi.

Sebbene si possa pensare che l’obsolescenza programmata e quella percepita possano essere due tecniche grazie alle quali favorire l’economia ed il conseguente benessere generale, penso che in entrambi i casi gli svantaggi superino ampiamente questo aspetto; in primo luogo perché scorretto nei confronti dei consumatori, in secondo luogo in quanto nocivo all’ambiente, a seguito dell’aumento esponenziale degli scarti, e in particolar modo per la sconcertante azione che ha l’obsolescenza percepita sullo stato d’animo delle persone, rendendole insoddisfatte e tristi per ciò che hanno e, soprattutto, per ciò che sono.

Voi che cosa ne pensate?

9 Commenti

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  • Completamente d'accordo

  • Una volta volevamo cambiare il Mondo, oggi vogliamo cambiare smartphone...potenza dei tempi.

  • C'è anche una terza strada, molto discutibile, attuata dai produttori: quella di mandarti un aggiornamento del sistema che invece di migliorare le prestazioni te le limita o addirittura ti blocca il telefono come è successo al Samsung del mio capo.

    Per quanto riguarda l'obsolescenza percepita c'è anche un altro aspetto, tipico dell'informatica in genere: con l'evoluzione dei sistemi operativi quelli vecchi vengono pian piano dismessi, non ricevono più supporto e nessuno sviluppa piu applicazioni compatibili. Quindi mentre un cellulare potresti teoricamente usarlo per sempre, con uno smartphone sei costretto ad un certo punto a cambiarlo.

    Cmq nessuno si lamenta più di tanto perché ci divertiamo un sacco a prendere il nostro giocattolino nuovo, anzi molti non vedono l'ora che esca il modello nuovo x comprarlo a prezzi assurdi.
    La vacuità regna sovrana nella nostra società.

  • Emilio 21-apr-2015 Link al commento

    Ottimo articolo, anche io sostenitore fedele di Samsung (ho acquistato nel tempo 3 top),
    ho combattuto lo stress dell'invecchiamento e dell'uscita di due nuovi device l'anno...passando a OnePlus One 64gb.
    Soddisfattissimo e mi è scomparsa quella sottile e tormentante voglia a rincorrere il nuovo uscito.

  • Ebbene si, è proprio così, un esempio ce l'ho con il mio Note 3 rispetto al nuovo Note 4 che praticamente non cambia quasi nulla a parte un po' il materiale di costruzione. Infatti io non lo cambio di certo. La Samsung ha pure lanciato l'aggiornamento ad Android Lollipop sul Note 3 praticamente invalidando il dispositivo per gli innumerevoli bug che sono nati con tale aggiornamento, secondo me lo ha fatto apposta per far acquistare agli utenti che posseggono il Note 3 un dispositivo nuovo. Io ancora mi astengo ad aggiornarlo ma se dovessi farlo e dovessi incontrare questi problemi lo porterò sicuramente in assistenza anche se la garanzia è scaduta, perchè la Samsung non può fare uscire un aggiornamento che ti invalida un dispositivo pagato fior di quattrini e che funzionava ancora bene.
    Si, anch'io sono convinto che i produttori ci studiano attentamente a queste cose, per vendere i propri prodotti sul mercato adoperano molte strategie entrando anche nella psiche di noi consumatori, sapendo che chi acquista certi prodotti lo fa anche per una passione vincolante a livello mentale che ti porta ad acquistare degli apparecchi tecnologicamente rinnovati (forse) solo per una libidine di possederli ed averli in tasca.

  • Lion 20-apr-2015 Link al commento

    Condivido totalmente!
    Bell'articolo ;-)

  • per andare contro l'obsolescenza basta andare di custom rom :)
    non arriveranno ai livelli dei top di gamma attuali, ma superano di gran lunga l'os standard ^^

  • Bell'articolo.
    Complimenti. ;-)
    Una triste verità.

  • concordò pienamente con questo articolo. Complimenti Mattia.

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